Famiglia d'Origine e Karma

Concordo nel dire che le parole di Cristo — «Se uno viene a me, e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, ...» — sembrano crudeli (e non dovremmo imputare questa fraseologia a chi le scrisse, o forse le tradusse), tuttavia il loro senso interiore è chiaro. Se l’uomo si cura più della sua famiglia che dell’essenza dell’Insegnamento di Bene, quale beneficio ne conseguirà? Nell’Insegnamento dell’Etica Vivente si parla di relazioni spirituali e di relazioni di sangue. È forse mai successo che chi porta luce in qualunque sfera sia riconosciuto dalla sua famiglia o dai suoi contemporanei? Dimmene uno. Nella vita quotidiana non sono i nostri parenti stretti che più spesso ci fraintendono e ci sminuiscono?

A causa del legame fisico e di sangue che intercorre c’impongono certe loro regole. Gli uomini si rifiutano di capire che al di sopra di tutti i vincoli terreni c’è un legame spirituale, ed è una benedizione quando entrambe le parentele, spirituale e di sangue, si combinano assieme sulla Terra, ma ciò avviene raramente.

Come le parole di Cristo, «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno», indicano la verità del suo Insegnamento (perché Verità ed Eternità sono sinonimi), anche il suo detto «...tutto quello che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo», indica la legge del karma. Come si può esprimere meglio il concetto che se sulla Terra non risolviamo o non riconciliamo i contrasti con i nostri cari, non li risolveremo neppure nel Mondo Sottile, o in cielo? Ciò che qui seminiamo, là raccogliamo.

Helena Roerich 

 

 

 

 

Il nostro studio, che verte principalmente sulla natura dei Rapporti Umani e la necessità di Evoluzione e “risoluzione” di cui tutti abbiamo bisogno, può cominciare col delineare generalmente il nodo principale in cui siamo stretti: la famiglia.

 

Uno dei problemi principali di chi aspira alla conoscenza spirituale è l’incapacità di emancipazione gioiosa, armonica, completa e cosciente dalla propria famiglia d’origine. Non si riesce a comprendere che, quelli che chiamiamo «mia madre» e «mio padre», non sono davvero la fonte e l’origine della nostra vita. Essi sono invece dei “mezzi” attraverso i quali la Vita Una ci ha messo in condizione, nell’attuale incarnazione, di continuare il nostro viaggio nel regno umano.

Troppo attaccamento e identificazione aleggiano attorno al rapporto genitore-figlio. Questi due “difetti di comprensione” impediscono la presa di coscienza spirituale che, la vera Grande Madre è la Terra, Gaia, il Pianeta e, in un senso più ampio, la Materia stessa. E che il Padre è lo Spirito, il Cielo, l’Uno, il Principio Divino che ingravida e riveste la materia di vita, qualità e forma. Il genitore che chiamo Padre e Madre in questa esistenza, altro non è, che il riflesso transitorio della nostra vera natura. Noi apparteniamo a qualcosa di molto più grande che i nostri due genitori terreni!

 

Quella donna che oggi, ad esempio, con tanto e troppo attaccamento, chiamiamo “nostra madre” è una Coscienza in Evoluzione che ha una personalità ed è guidata, nel lungo Sentiero della Vita, dalla luminosa e onnipotente presenza della sua Anima. È innegabile il fatto che, molto probabilmente, abbiamo un rapporto karmico con quest’Anima in cammino, perché il motivo principale per cui, in questa vita, abbiamo scelto lei come madre, ci indica chiaramente che c’è un karma antico; ovvero non è la prima vita che abbiamo rapporti con essa, c’è un trascorso di altre vite in cui si sono create situazioni, circostanze e avvenimenti che ci hanno legato e attendono di essere sciolti e risolti. Molti pensano che questo fattore sia unicamente legato al fatto che nelle precedenti vite, probabilmente, noi eravamo “un suo genitore” e lei era “un nostro figlio”. In realtà l’evoluzione karmica non segue principi così rigidi. Non c’è limite alle possibilità, e possiamo aggiungere che non è neanche interessante scoprire i dettagli del nostro karma relazionale con i nostri genitori. Quest’atteggiamento rappresenterebbe soltanto un eccesso di curiosità che è esasperato solo dalla personalità ma che non è prerogativa dell’Anima. Abbiamo un “passato karmico” con ogni persona che è stata, è adesso, e sarà importante nella nostra attuale vita. Lo accettiamo come dato di fatto, ne prendiamo atto, ne siamo consapevoli e procediamo nel nostro lavoro. Ovviamente il discorso è identico per la figura paterna.

 

Quando si percorre il Sentiero Spirituale, ovvero quella strada che rappresenta «l’inversione evolutiva» rispetto al cammino della massa umana che procede verso il desiderio costante di appagamento fisico, emotivo e personale, con una sconsiderata propensione verso il possesso materiale e le realizzazioni di tipo egoistico; bisogna sempre tenere a mente che l’intera vita diventa un «grande processo simbolico» dove ci viene data la possibilità (meritata, poiché conseguita a patto di numerose incarnazioni di aspirazione spirituale e minor identificazione con la personalità) di conoscere noi stessi attraverso la comprensione del nostro karma.

Com’è possibile conoscere il nostro karma? Come si fa a iniziare a prenderne atto a partire da adesso? Si fa guardando la nostra vita come osservatori esterni. Studiando tutto quello che ci è successo nel nostro passato, a partire da quando affiorano i nostri ricordi, sino ad oggi. Tutto ha importanza: le relazioni passate e presenti, quelle attuali e quelle che si stanno prospettando per il futuro. I genitori che abbiamo scelto in questa vita, i parenti, gli amici, i fratelli e le sorelle. Tutti coloro che hanno fatto parte in qualche modo della nostra esperienza di vita.

 

A questo punto molti si spaventano, oppure negano, fuggono, mentono e se la raccontano. Eppure questa è la realtà e da essa non è possibile fuggirne. Solo la piena accettazione, malgrado comporti sofferenza e pena nel divenirne pienamente coscienti, ci renderà completamente liberi. Il nostro bagaglio karmico interiore è intimamente connesso con tutti coloro che hanno fatto parte della nostra vita e che, anche in questo momento, ne fanno parte. Sono forse degli specchi? Sì. Se tale similitudine rende l’idea, allora si può utilizzare. Sono “parti di noi stessi”.

 

Per questo motivo, la «regola aurea» del Sentiero Spirituale è quella di risolvere i rapporti, a partire da quelli più vicini, più intimi, più connessi alle parti ancestrali della nostra incarnazione. Altrimenti, volendo rifuggire da questo principio, facciamo l’errore di non voler guardare davvero noi stessi; costruiamo identità e lottiamo con il mondo (e al nostro interno) con quel morboso intento di voler dimostrare a tutti i costi che siamo “diversi” da coloro con cui non abbiamo risolto il rapporto che si è creato.

E quali sono i primi rapporti che si sono creati nella nostra incarnazione? Quelli genitoriali, per l’appunto.

Ci sono individui che rimangono legati e dipendenti dal luogo d’origine e dalle persone ove si sono incarnati in questa vita per 35-40 anni. Spesso anche 50 anni, oppure per tutta la durata dell’incarnazione, finché non lasciano nuovamente il corpo fisico.

 

Il giovane continente occidentale, in special modo quello europeo e, ancor più specificamente la nazione italiana, sono profondamente radicati in una vecchia cultura che risaltava in maniera eccessiva l’importanza del rimanere legati alla famiglia d’origine, identificarsi con essa e dedicarsi con tutti i propri sforzi alla sua continuazione e la sua sopravvivenza. Non possiamo affermare che quest’attitudine sia stata sbagliata poiché molto probabilmente, in ogni momento storico, esistono condizioni evolutive che sono strettamente legate a quelle necessità. Invece possiamo con certezza affermare che tale modalità deve tramontare sempre di più, fino a scomparire. 

Questo vuol dire che dobbiamo togliere valore alla famiglia e l’importanza della propria appartenenza sistemico-familiare? La risposta è negativa.

 

Il valore della famiglia resta intatto, ed essa è, a tutti gli effetti, una grande opportunità per ognuno di noi di proseguire la nostra evoluzione all’interno di una struttura idonea e conforme ai bisogni dell’Anima. Altresì le radici familiari e l’importanza cruciale del nostro rapporto con gli antenati resta intatto e, come vedremo successivamente, rappresenta una chiave decisiva per il processo evolutivo individuale.

Quello che invece ora si presenta come “ostacolo” e come problema da risolvere è l’identificazione dell’individuo nel sistema familiare d’appartenenza (in questa vita) e l’incapacità individuale di aprire le proprie ali, mostrarsi per quello che si è veramente ai genitori e parenti, superare il senso di colpa che si prova quando ci si incammina per una strada diversa dalle aspettative familiari, portare verità, guarigione ed evoluzione all’interno dell’intricato, e spesso sofferente, mondo della «famiglia di origine».

 

È opportuno comprendere la natura di questo ostacolo e meditare profondamente sulla necessità di una sua soluzione. Il luogo d’origine familiare è un «aeroporto di atterraggio» in cui l’Anima costruisce la forma (il corpo fisico, emotivo e mentale) e l’ambiente adatto e sincronico in cui “ri-cominciare” l’evoluzione.

Dobbiamo sempre ricordarci che, in ogni vita, dopo aver vissuto circa 27-28-29 anni per riassumere velocemente lo “stadio evolutivo” raggiunto nelle nostre vite passate, attraverso tutte le esperienze che attraiamo e ricerchiamo istintivamente, inizia la “vera vita” e si delinea lentamente il motivo per cui siamo venuti a fare esperienza nuovamente (che si spera sia nuova e più intelligente e amorevole della precedente).

Forse, comprendendo questo assunto che è parte della «Legge di Rinascita” e della «Legge di Evoluzione», possiamo avere un quadro più chiaro e definito sull’esigenza di non trascurare il proprio passato e lavorare attivamente sulla propria famiglia d’origine al fine di comprenderne il messaggio e capire come destreggiarsi e liberarsi dall’intricata rete di relazioni inconsapevoli che essa genera.

 

Non riusciamo a proseguire con totale partecipazione e immersione nel nostro lungo processo evolutivo perché siamo ostacolati da dinamiche interiori connesse alla famiglia d’origine. Ci sono memorie al nostro interno, dinamiche passate, parole, gesti e vissuti emotivi che pulsano sempre attivi nell’inconscio che, per quanto ci sforziamo di negare, continuano ad attrarre e creare realtà indesiderate nel nostro presente. Esperienze di vita che portano in sé una matrice antica, passata, già vista e che ci ricorda gli antichi traumi familiari.

L’uomo occidentale medio, che aspira alla conoscenza spirituale, medita, prega, fa yoga, segue corsi e seminari per comprendere meglio se stesso ogni giorno. Fa molti passi in avanti in questo senso, ma ne fa altrettanti indietro (se non il doppio) quando entra nel delicato e fragile mondo che riguarda il suo intimo rapporto con i genitori e la famiglia in generale.

Molto spesso egli porta con sé il carico di dolore e sofferenza dei suoi genitori, fratelli, sorelle o nonni. Frequentemente egli eredita, passivamente e senza saperlo, il compito inconscio di fare da padre o da madre ai suoi genitori o di “sostituire” un membro della famiglia che non c’è più, di cui si porta il fardello e non lo lascia per senso di colpa.

 

Quelle dinamiche così pesanti, di cui è portatore l’aspirante spirituale, non gli facilitano il già impegnativo compito di conoscere se stesso e iniziare a superare con successo le «prove evolutive della vita». L’Anima è in attesa che esso si emancipi e si liberi gradualmente dalla fatica di dover sopportare il peso delle aspettative (consce o inconsce) della famiglia.

Il rischio di prendere su di sé il dolore e il destino della propria madre o padre, e ripeterlo in qualche modo nella propria esistenza, è sempre molto elevato e questo non delinea buone prospettive evolutive.

Abbiamo tanti compiti, doveri e missioni in ogni nostra vita, ma se l’85% della nostra energia è dedicato alla famiglia d’origine, siamo sicuramente all’interno di un «loop karmico» che ci sta rallentando il percorso.

 

In questo senso occorre sapere che la malattia è sempre di grande aiuto per portare un cambiamento decisivo nella nostra vita. Essa ha la capacità di smuovere l’inerzia e la pigrizia della nostra personalità e dei suoi meccanismi di identificazione con il corpo fisico, il proprio nome e cognome, i genitori, la città di nascita, il luogo d’origine, la nazione, ecc. Tutti questi dettagli della nostra vita non sono capaci di definirci e dirci chi siamo veramente. Noi non siamo il nostro nome e cognome. Se improvvisamente lo cambiassimo, potremmo ancora dire di essere quell’identità? Non siamo la nazione in cui siamo nati, il luogo, la città e la cultura in cui abbiamo vissuto i primi anni della nostra vita, poiché tutti questi fattori sono «accessori all’evoluzione stessa» e non strumenti di conoscenza di sé.

La vera autoconoscenza inizia dall’autocoscienza, ovvero nel chiedersi «Chi sono io?». «Al di là di tutte le maschere e identificazioni, chi sono veramente?».

Chi è l’osservatore che usa i nostri occhi per vedere? Chi è l’ascoltatore che sta dietro alle nostre orecchie e tutto ciò che possiamo ascoltare? Chi è quel centro cosciente che sente emozionalmente, al proprio interno, la vita che accade fuori? Chi è il pensatore che usa il nostro cervello e la mente per produrre forme-pensiero?

 

Proprio per rispondere a queste domande profonde e piene di mistero, lontani dal tumulto della civiltà, nel Medioevo o età oscura, si creò quella lunga parantesi chiamata “Fase Mistica”. Ad ognuno di noi, Anime in cammino, nel lungo corso della nostra evoluzione è richiesto di invertire il senso di rotazione della ruota delle incarnazioni. Ad un certo punto siamo chiamati a puntare lo sguardo verso l’Anima, il Dio interiore, quel punto di Luce e Amore che ci guida verso la liberazione dal fardello del nostro karma e della nostra schiavitù e prigionia dell’illusione. Arriva un momento evolutivo per tutti noi in cui siamo “sazi” di tutta l’abbuffata di materialità e godimento che abbiamo accumulato nel passato; siamo arrivati a desiderare tutto e possedere tutto. Abbiamo sperimentato cosa vuol dire farsi amare, temere e rispettare. Ogni gioia della vita materiale (sesso, denaro, potere) è stata sperimentata e lungamente perpetuata. Abbiamo goduto dell’illusione dell’essere arrivati in cima alla piramide della società, ottenendo onore, potere, prestigio, fama e ricchezza. Tutto è registrato nel nostro bagaglio karmico. Eppure il Sentiero finalmente si svela davanti a noi. Un senso di depressione, nausea e insoddisfazione producono adesso tutte le realizzazioni materiali e l’infinita ricchezza accumulata. La coscienza respinge la materia per la prima volta e ne intuisce la sua vacuità. L’Anima si prepara a prendere le redini della vita. La coscienza individuale va in crisi, la personalità si frammenta. Inizia la fase “mistica”, un passaggio obbligatorio per ognuno, ove inizia il vero Sentiero Spirituale che si protrarrà per decine e decine di vite, nelle sue varie evoluzioni.

 

Nel lungo periodo che chiamiamo “medioevo”, durato quasi mille anni (dal 400 al 1400 d.C circa) in una fase ben definita di questa piccola e ultima era dei Pesci di 2159 anni, molte Anime hanno raccolto la chiamata dell’Anima e hanno dato inizio alla fase mistica. Nell’era delle grandi religioni, la parentesi mistica coincideva con l’abbandono di ogni desiderio e tentazione “materiale” per dedicarsi all’apertura del delicato centro del Cuore attraverso la rinuncia, la penitenza, la preghiera, l’astinenza e la purificazione quotidiana. Il mondo materiale era visto dai mistici come sporco, corrotto, maledetto e impuro. Nelle nostre memorie inconsce ci sono tutte le proiezioni che abbiamo fatto sulla vita materiale, denigrandola e togliendole valore. L’unico modo per trascendere la corruzione materiale era redimersi con dolore per tutti i peccati commessi e dedicarsi alla ricerca di Dio. Il focus fu spostato, anziché sulla ricerca dell’Anima e la propria “vera” identità divina, su un Dio Unico (maschio) trascendente e completamente fuori dal mondo, inviolato e alto nei cieli, che guarda con giudizio negativo il mondo materiale e la sua impudica condotta. Ma l’errore più grande che è abbiamo fatto è che «ci siamo privati dei rapporti umani per rispondere alla domanda “Chi sono io”?».

 

Questo ha prodotto un “gap evolutivo”, ossia un fraintendimento molto pericoloso: il male è radicato nel mondo, nei rapporti e nella cattiveria insaziabile degli esseri umani. Il bene si trova soltanto nell’alto dei cieli, in un regno al di fuori del mondo, che è raggiungibile solo vincendo le forze del male presenti nella materia, attraverso il proprio dolore e il sacrificio di sé. Ad oggi questa visione inizia a suonarci strana e “puzzarci di vecchio”. La chiesa cattolica, con il suo dogma antico e corrotto, non fa più presa sulle giovani e intelligenti coscienze che si stanno incarnando. La vibrazione del pianeta è diversa, la direzione è cambiata. Più Luce è stata fatta entrare in questa umanità con la fine del medioevo e l’inizio dell’Età della Ragione.

 

Eppure non possiamo negare che, persino in questa generazione attuale, se ci guardiamo indietro, possiamo trovare segni indelebili di questo stato di cose che abbiamo descritto. Per fare un esempio, se ognuno chiedesse alla propria nonna come si sarebbe comportata, nel caso avesse voluto intraprendere un percorso spirituale da giovane, conoscere i misteri dell’Anima, della meditazione e dell’iniziazione, sganciato dal dogma della chiesa cattolica, è probabile che la maggioranza delle risposte verterebbe sul fatto che questo era molto difficile e complesso. Che sicuramente vi era l’alto rischio di essere considerati “strani” e molto pericolosi. Nel caso invece ci fosse stata la sufficiente apertura mentale della famiglia per accogliere quantomeno la proposta, allora si sarebbe reso necessario un lungo viaggio nel mondo alla ricerca di tali risposte. Molto probabilmente la necessità di trovare una figura di Maestro o Guida (Guru) per compiere i primi passi sul Sentiero.

 

È anche vero che molti individui, per uscire convenientemente dal magma dell’ignoranza, dell’analfabetismo e della povertà, hanno utilizzato le possibilità che la stessa Chiesa offriva a tutti. Essi utilizzavano il monastero per fini più alti, segreti e nascosti, rispetto a quelli che mostravano ai fedeli. Abbiamo una lunghissima tradizione di monaci che, in realtà, erano studiosi di erboristeria, alchimia, magia, astrologia, matematica, ecc. e che ci hanno lasciato in eredità dei testi e il frutto delle loro ricerche e scoperte che sono di inestimabile valore. Ed è altrettanto corretto asserire che, molti di essi, furono scoperti, indagati, arrestati e uccisi dalla Santa Inquisizione. In special modo ciò avveniva quando venivano esposti pubblicamente dei dubbi sulla loro fedeltà ai sacri testi e il dogma della chiesa e veniva accertata l’inconciliabilità delle loro teorie (che spesso servivano proprio per aiutare le persone a risvegliarsi) con quelle del credo. Tanti di loro si sono “sacrificati” per portare un messaggio di Luce a tutti noi! E una certa riconoscenza dobbiamo sempre coltivarla verso tutti loro.

 

Un’altra possibilità di conoscere e avanzare sul Sentiero è stata sempre offerta dalla Massoneria che, attraverso circoli segreti, occultati e debitamente protetti, si è sempre adoperata per perpetuare la vera conoscenza celata dietro a simboli, rituali, numeri e geometrie. Vi è stata sempre la possibilità, per il ricercatore, di essere accolto da circoli massonici segreti “infiltrati” nelle trame dei tanti strati e settori della società. Ma anche questa via che ha avuto tanto successo nel passato, tende oramai al suo declino inesorabile, poiché “l’Insegnamento Spirituale e la Saggezza Eterna” da privato è diventato pubblico e da emotivo, simbolico, celato e nascosto, è diventato mentale, pragmatico, accessibile e applicabile nel quotidiano. Il fondamentale rapporto “Guru + Discepolo” si è trasformato in “Insegnamento + Gruppo di studio e servizio”. La ricerca spirituale non è più individuale ed isolata. È un fatto di gruppo, che deve servire al gruppo al quale si appartiene, dev’essere funzionale al miglioramento del proprio ambiente immediato, ai propri rapporti quotidiani, e la propria nazione. Sostanzialmente possiamo affermare che la vera meta dell’evoluzione spirituale, nella Nuova Era, è la propria capacità di mettersi al “Servizio” di un bene più grande di sé e lavorare quotidianamente per realizzare tale scopo. L’illuminazione da conseguire è quella di mostrare al mondo intero che si è al «servizio del Bene» e che si lavora per questo fine con tutti i propri sforzi e la propria aspirazione.

 

Ad ogni modo, per riprendere il filo del nostro discorso, l’antica fase mistica era molto diversa da quella che dobbiamo saper comprendere e intraprendere nella Nuova Era. Anticamente i rapporti umani venivano tagliati e sacrificati (con il rischio di attuare una repressione inconscia e comportarsi all’opposto di quanto si voleva raggiungere, si pensi a quante figure religiose del passato hanno lasciato un’immagine di sé come pervertiti, pedofili, ecc.).

Il ritirarsi in un Ashram o nella montagna era funzionale alla “redenzione dei peccati”: i famosi quaranta giorni nel deserto per purificarsi da tutto l’inquinamento legato all’ignoranza spirituale e il “peccato”. La parola peccato va intesa solo e unicamente come non-conoscenza delle Leggi Spirituali che governano il mondo spirituale e materiale, e quindi potremmo dire che esso è la tendenza a “farsi male da soli”.

 

Oggi il ritiro spirituale non serve più all’avanzamento sul Sentiero. Il ritiro può servire solo come periodo transitorio di purificazione fisica ed emotiva, ma la “mente” deve sempre rimanere attiva e concentrata sull’obiettivo del Servizio all’umanità e non all’egoistica pretesa di elevazione spirituale singola e individuale. 

Oggi non possiamo più “fuggire” da nessuna parte (per fortuna) e non possiamo scappare dai rapporti, che sono il nostro speciale banco di “prova”. Sia con la famiglia, sia con gli amici, il partner, i colleghi di lavoro, ecc.

In realtà, nell’avanzamento tecnologico “da capogiro” che stiamo vivendo, entriamo in rapporto in ogni istante della nostra quotidianità. Anche quando utilizziamo la “chat” per mandare messaggi e comunicare, oppure utilizziamo l’e-mail quotidianamente per lavoro o fini personali, stiamo sempre creando dei rapporti.

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