Il Rapporto tra i Fiori e le Foglie

Spesso la botanica presta scarsa attenzione al rapporto tra fiori e foglie. Ne descrive le forme e le varie parti, ma tace sulla relazione che li connette, come non avesse alcun’importanza nella vita della pianta; eppure si tratta di una questione primaria per conoscerne e capirne il valore essenziale.

Tale rapporto, si riconosce, non è dei più evidenti. Fiori e foglie hanno, si direbbe, esistenza indipendente: sbocciano in fasi diverse del ciclo, differiscono nella forma, nella funzione e nello sviluppo. Anche la loro frequenza è diversa. E’ chiaro, nondimeno, che qualcosa li lega assieme in modo intimo, come causa ed effetto. Questo legame ha natura sottile, sfugge all’esame materialistico, ma non all’indagine psichica.

A) – Fiore e foglia vivono entrambi di Luce solare, che captano (si suppone) in modo diverso: i fiori si nutrono di raggi, le foglie di onde. Per questa ragione sono accomunati e diversi. Il fiore è radioso, la foglia oscillante.

 

Assieme essi manifestano l’OM, che è percussione (O) e sonorità risonante (M); reagiscono alla Luce, ma anche al Suono e al ritmo. L’ipotesi, se vera, spiega il loro misterioso rapporto, segreto eppure evidente, al quale nessuno pensa. La Luce, infatti, nasconde, perché abbaglia, e il Suono vibra nel silenzio.

Fiori e foglie, insomma, sono una stessa cosa dalla duplice natura, perché figli della Luce chiara e dell’oscura, invisibile. Il regno vegetale rivela il dualismo della Luce, della quale si nutre.

B) – Il Numero, ente sonoro e luminoso, condiziona sia il fiore sia la foglia, e ciò è chiaro in senso morfologico. Qui si apre un nuovo campo di ricerca, poiché di norma essi sono generati da Numeri differenti. Ciò ne spiega le diversità di struttura, funzione e frequenza, e introduce un ricco sistema di rapporti numerici, armonici e psichici finora inesplorato. Un qualsiasi ente vegetale è una complessità di suoni e intervalli tonali, ossia una musica, che, se conosciuta, molto aggiungerebbe alla sua reale conoscenza.

Nella rosa, ad esempio, si esprimono il Tre, nel fiore, che si sviluppa a spirale, e il Cinque, nella foglia [per le sue diramazioni]. Ne nascono i rapporti armonici di 5/3 e 3/5, che nella scala musicale suonano, rispettivamente, come MI bemolle e LA, intervalli di terza minore e sesta maggiore.

Qualcosa di simile si ripete in ogni forma vegetale, in modo più o meno palese, e narra la vera natura della pianta, certo in maniera assai più profonda della semplice descrizione morfologica.

Queste prime riflessioni fanno pensare che il rapporto fiore/foglia manifesta la psiche del vegetale, indicandone in modo esplicito la qualità energetica, le proprietà e il valore di raggio, con tutto ciò che essi comportano. Il secondo regno di natura è una potentissima opera sonora e luminosa, viva e intelligente.

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L’insieme di queste ipotesi consente di associare specie vegetali diverse eppure affini, componendo una classificazione sorprendente, dissimile da quella di Linneo eppure altrettanto giustificata, che raggruppi piante dai fiori con lo stesso numero di petali, con l’identico rapporto fra fiori e foglie, e le varianti di colore.

Si avrebbe allora la possibilità di coltivarle ciascuna con l’emissione di suoni e luci specifici – esperimenti che già si tentano ma senza sostegno teorico. Si pensi all’uso terapeutico che si potrebbe trarre da una tale conoscenza, e altre applicazioni. Gli intervalli tonali manifesti in una specie n’esprimono le virtù reali, da utilizzare al meglio, con vantaggio sia del regno umano, sia del vegetale.

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Il ciclo della vita vegetale si conclude con il frutto, che contiene il seme e ricomincia la procedura. Esso è generato dal fiore, il cui polline è trasportato dal vento, o dagli insetti, o in altro modo meccanico ma naturale.

Tale è la storia esteriore del ciclo: chi l’osserva in senso oggettivo non vede altro. Chi invece suppone e pensa, come qui affermato, che all’origine dei fiori e delle foglie sta la Luce solare, oscura e chiara, vi scorge l’intervento di una terza energia.

Le due alterne nature della Luce sono, infatti, certamente in rapporto fra loro, al quale si addice il nome di Intelligenza; qualcosa di simile deve essere presente anche nel sesto regno di natura, che da quella trae sostegno. Non è, infatti, possibile che una tale relazione sussista nella Luce e sia assente nel vegetale che vive di quell’energia.

Si giunge a concludere che il frutto, terzo elemento del ciclo vegetale, ne manifesta l’intelligenza, poiché contiene il seme attivo, originale, distinto e creativo che rimette in moto il processo e gli fornisce la struttura psichica.

Il seme è un concentrato di intelligenza vegetale, non il mero prodotto di una serie di sviluppi formali. La botanica non passa per queste vie, ma non si vede ragione per negare l’intelligenza attiva delle piante, che vivono di quella solare. Il sesto regno ne è ricchissimo; per riconoscerlo basta pensare alle innumerevoli, geniali soluzioni dei vari problemi con i quali si confronta, nelle condizioni più varie. Del resto, le sue proprietà terapeutiche, che nessuno nega, non esprimono forse una straordinaria intelligenza?

Si dica allora che il regno vegetale è un possente trasformatore planetario della divina Intelligenza solare.

Ecco un pensiero degno di essere approfondito, che migliora la conoscenza della vita spirituale planetaria.

Ogni pianta esegue un ciclo rituale, che all’osservatore sembra monotono perché lo vede ripetersi identico di anno in anno. Tale, infatti, sarebbe, se il seme non fosse un granulo d’Intelligenza solare, che non è mai pari a se stessa e costruisce il futuro in base al cumulo d’esperienza acquisita. Non è vero che i semi di un raccolto sono uguali a quelli dell’anno precedente, perché contengono un’aggiunta evolutiva che sfugge alle misurazioni strumentali e modifica il futuro della specie, adattandolo, con intelligenza, alle mutate condizioni del clima, del suolo, dell’ambiente.

Il rapporto psichico tra fiore e foglia è pertanto sempre progressivo, per naturale tendenza, e si realizza nella mutevole qualità del seme. Ciò dimostra l’azione del terzo Principio.

L’Intelligenza opera per uno scopo, ché altrimenti non avrebbe ragione di esistere, e combatte per raggiungerlo. Questo pensiero convalida ciò che qui si suppone, ossia che il mondo dei fiori svolga una missione complessa, ma definita, in vista del bene comune planetario.

L’ora della Ricomparsa [del Maestro dell’Amore e della Luce] giunge nel mezzo di una battaglia atroce, che ammorba le menti e i cuori umani. I fiori sanno come si vince, offrono il rimedio e danno esempio. Sono la bellezza del sesto regno di natura, che tende all’ideale comune. Nascono dal suolo, guar­dano al Cielo e lo riversano nel suolo: così insegnano la bella lezione.”(1)

 

* Estratti da E. Savoini, “Missione di fiori e cristalli”, 2002, testo inedito.

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